Un messaggio cosmico in un olio

LUCIA TOMMASINI MATTIUCCI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA CON GLI OLI ESSENZIALI VIVIFICATI GIORGINI DR. MARTINO

Qual è stato il suo primo approccio con l'aromaterapia?

Conobbi l'aromaterapia lo scorso secolo!

 Ero a Londra nel 1968 alla ricerca di elementi filosofici e scientifici che appagassero il mio bisogno di sapere perché ero nata. Quale ambizione, direte! Nel mio percorso di ricerca sfiorai l'America, mi inoltrai nell'india vedica e nel Tibet, costeggiai la Cina...

Tornando all'aromaterapia, a Londra incontrai Robert Tisserant. Seguii i suoi corsi dove appresi la composizione chimica degli oli essenziali, le modalità di estrazione, gli effetti benefici, curativi e le controindicazioni. Volli contraddire queste affermazioni che si legavano alla chimica assumendo io medesima quegli oli che presentavano delle controindicazioni senza avere effetti collaterali. Riferii l'evento a Tisserant che con mia sorpresa disse: "Perché tu assumi il rimedio nella sua interezza".

Questa interezza mi fece riflettere a lungo perché confesso, in prima istanza, non mi era parsa un'immagine ben definita!

Cosa vuol dire "interezza" in relazione a un olio essenziale? Forse non devo dimenticare che la sostanza, l'olio, rappresenta un veicolo che trattiene elementi e caratteristiche proprie del fiore o della pianta.

Il sospetto che dovessi trascurare l'olio e badare al fiore o alla pianta, andava concretizzandosi. Questi oli, tutti benefici, raccolgono in modo grossolano dei messaggi non puri. Nulla esclude che il messaggio impuro possa addirittura costituire un mezzo vitalizzante, pur senza giungere al fulcro del messaggio emotivo insito nel fiore e nella pianta. L'emozione rappresenta la causa del nostro malessere che l'olio essenziale dovrebbe risolvere. Non è interamente così. Abbiamo sul mercato degli oli essenziali che definiremo "sporchi" e che comunque giovano a certe persone e altre ne vengono disturbate. È lecito partire dall'impuro per giungere al puro, è lecito soggiornare per un tempo determinato nell'impuro.

Mi ero resa conto che il termine olio essenziale voleva indicare una gamma di stati che ero chiamata a riconoscere. Parlo di stati per indicare condizioni chimiche, fisiche, energetiche che l'olio in base alla sua preparazione, è in misura di trasferire a chi lo assume.

Com’è entrata in contatto con gli O.E.V. Giorgini Dr. Martino?

Da lungo tempo conoscevo ed utilizzavo le quintessenze del Dr Martino Giorgini tanto che avevo accantonato l'uso dell'aromaterapia nella mia pratica terapeutica. L'uso delle quintessenze, rimedio senza uguali, ha dei limiti perché deve trovare un terreno, ovvero un abbinamento tra corpo ed emozioni, per mostrare la sua forza rinnovatrice.

Il Dr Martino, con la sua lungimiranza, ci dona gli oli essenziali VIVIFICATI. Questa definizione suscita la mia curiosità e mi metto alla ricerca per capirne il senso.  Al di là degli aspetti tecnici, ovvero la prassi spagyrica, mi inoltro nel significato della vivificazione.

Mi trovo davanti un olio che racchiude componenti di energia che entrano in accordo perché poste su un terreno vivificato. Questo fenomeno ha un grande significato nella ricerca di comunicazione tra le componenti dell'olio e la persona che lo assumerà.

Che tipo di finalità può avere l’utilizzo degli O.E.V.?

Tutti gli oli essenziali sono purificatori, antisettici, antinfiammatori. Noi diciamo che eliminano l'infezione: e se invece non annullassero l'infezione, ma le componenti dell'olio fossero in misura di indicare alle pertinenti parti del corpo la via del ritrovamento dell'omeostasi? Se un olio essenziale non è efficace, non è l'olio in sé incapace di agire, ma è il suo messaggio che non trova vie di comunicazione con il corpo.

Un olio essenziale vivificato racchiude in sé un messaggio cosmico. Non sarà la sua chimica ad introdurci nel significato dell'energia ma piuttosto il processo di vivificazione.

Parliamo dei fiori, delle piante, delle loro essenze. Esse esprimono nella forma, nel colore, nel profumo che liberati dalle sovrastrutture contenitrici attraverso la vivificazione danno all'olio essenziale vivificato il mezzo di purificazione delle nostre emozioni che sono all'origine del nostro benessere ed eventualmente causa del nostro malessere.

Il concetto greco della naturopatia non intendeva individuare la patologia del corpo per poi generare una cura specifica di detta patologia. Ricercava piuttosto la modalità di vita attuata dall'individuo per collocare il fenomeno malattia nel quadro cosmico.

Gli aspetti emotivi costituiscono una energia che trova assonanza non più con l'olio essenziale come tale ma con il fiore o la pianta da cui è estratto. Il processo di vivificazione pulisce gli elementi contenuti dall'olio aprendo il contenuto energetico verso la comunicazione.

Gli oli essenziali vivificati del Dr Giorgini sono 59. Ogni olio ha la sua efficacia pulitrice e rinnovatrice dei nostri tessuti corporei. Ogni olio predilige chimicamente un organo, una parte, una funzione del nostro corpo. Ma ogni olio ha una componente energetica che sovrasta lo stato corporeo: entra in comunicazione con le nostre emozioni.

Nel mondo delle discipline alternative, l’aromaterapia che ruolo ha e quali possono essere i nuovi scenari per questa disciplina?

E' attraverso la componente chimica dell'olio che entriamo in contatto con le nostre emozioni?  Il fiore e la pianta, la loro forma, il loro colore il loro profumo sono i messaggi universali che comunicano con le nostre emozioni.

Può essere una chiave di lettura interessante osservare gli aspetti evocati dalla forma e dalla espressione di un fiore o di una pianta con i centri di energia del nostro corpo, i cakra.

I cakra sono sette e noi sceglieremo sette fiori per comunicare attraverso i relativi oli essenziali vivificati, la componente emotiva da stabilizzare e poi innalzare.

  • Il primo cakra, muladhara, sottende l'essere, la madre, la terra. Il suo olio essenziale vivificato (O.E.V.) è il sandalo che esalta la sacralità del corpo.
  • Il secondo cakra, swadhisthana, sottende il divenire. Il suo O.E.V. è il rosmarino, simbolo della costante rinascita.
  • Il terzo cakra, manipura, sottende il trasformare. Il suo O.E.V. è il limone, simbolo della coscienza.
  • Il quarto cakra, anahata, sottende l'amore incondizionato. Il suo O.E.V., è il gelsomino, simbolo dell'amore.
  • Il quinto cakra, vishuddha, sottende al passaggio, alla comunicazione, alla creatività. Il suo O.E.V. è l'issopo, simbolo di purificazione.
  • Il sesto cakra, ajna, sottende all'equilibrio psico-spirituale, al comando dei pensieri. Il suo O.E.V. è l'origano, simbolo di conforto, felicità, fortuna.
  • Il settimo cakra, sahashrara, sottende alla esperienza e alla realizzazione del non due. Il suo O.E.V. è il basilico, il Tulsi, l'erba sacra indiana che simboleggiala la madre del mondo.

A livello pratico, in che modo utilizzare gli O.E.V.?

Possiamo suggerire una modalità di assunzione.

Concediamoci un periodo di purificazione che può essere posto al cambio stagionale tra l'estate e l'autunno e tra l'inverno e la primavera.

Per sette giorni assumeremo la mattina prima della colazione e la sera prima della cena tre gocce su dello zucchero di canna di olio essenziale vivificato pertinente al primo cakra inizialmente per di sette giorni. Poi con la stessa modalità, per sette giorni assumeremo l'olio essenziale vivificato del secondo cakra, poi per sette giorni l'olio essenziale vivificate del terzo cakra fino a giungere al settimo cakra.         

Proponiamoci di entrare in comunicazione con il messaggio simbolico dell'olio essenziale vivificato che stiamo utilizzando in relazione al cakra, contemplando la sua 'interezza'.

Questa esperienza produce un beneficio a livello fisico ed emotivo. Aiuta nella comprensione la relatività della materia in relazione all’energia emotiva.

 

L’INTERVISTA

Lucia Tommasini Mattiucci

Naturopata, Operatore olistico psicodinamico

Presidente dell’Università popolare

Naturopatia Classica Biodinamica

San Vito di Narni (TR)

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