Mantra e suono

Il termine mantra è formato dal verbo sanscrito MAN, che significa pensare da cui intelletto, mente, pensiero, respiro, e quindi, principio spirituale; e dal suffisso TRA, che indica ciò che compie, che agisce.

Nella letteratura vedica più antica, il mantra ha significato di 'invocazione' ai Deva, le deità, per l'ottenimento di una comunicazione con il divino.

A seconda della tradizione, i mantra potevano essere recitati ad alta voce, mormorati o cantati.

Nell'antica tradizione vedica, i mantra erano considerati come 'increati' ed 'eterni', e rappresentavano una espressione del cosmo, anche esso increato ed eterno.   

La tradizione vuole che i Veda non fossero stati composti da esseri umani, bensì trasmessi dai Rsi, i 'cantori delle origini del mondo'.

I mantra desunti da questi particolari testi, i Veda, erano recitati solo dai Brahmani, ed ascoltati dai devoti.

Alla fine del secondo millennio a.C., l'importanza del mantra, risiedeva nella sua sonorità. Successivamente, il mantra mormorato ebbe maggiore rilievo, fino a giungere al mantra silenzioso o mentale.

Interessante osservare che si giunse a dare valore alla forma, alla espressione del mantra benché il mantra non fosse in sé definibile rappresentando il non manifesto, il cosmo illimitato e infinito.

Non si ricerca il significato del mantra, ma si dà la massima attenzione alla fonetica e alla retta pronuncia, al suono che diventa elemento di collegamento con il cosmo.

Il mantra nell'Hinduismo si diversifica e avvolge e coinvolge i vari momenti della vita. Si evoca il mantra non solo per celebrare momenti di preghiera, per raggiungere la liberazione, moksa, per onorare le divinità ed acquisire poteri soprannaturali, siddhi, ma anche per finalità profane come garantire il buon raccolto, il guadagno da uno scambio…

Nella tradizione tantrica i mantra che evocano la divinità sono considerati la forma fonica della divinità.

A tutt'oggi, il mantra che è espresso in sanscrito, può essere recitato ad alta voce, o solo sussurrato o solo enunciato mentalmente ma sempre con la corretta intonazione, altrimenti perde il suo valore modificando la vibrazione.

Un elemento di grande importanza nella ripetizione del mantra sia essa vocale o mentale, è il controllo della respirazione che esprime il processo fisico del movimento verso l'alto della vibrazione del mantra.

Accanto ai mantra, troviamo i BIJA mantraBija significa seme ed è costituito da un monosillabo.

I Bija mantra esprimono o evocano particolari aspetti della natura e del divino. A volte questi semi verbali sono raggruppati e formano un mantra, oppure recitati singolarmente, come ad esempio, OM.

Vorrei ravvicinare due immagini riguardanti il mantra: il mantra rappresenta una vibrazione, espressione del cosmo, che prende forma nella respirazione.

Il mantra espressione del cosmo, racchiude il suono e il respiro, e il suono e il respiro, contraddistinguono il vissuto di questo pianeta.

Facciamo una riflessione elementare sul suono.

La scienza ufficiale, quella in cui tutti credono, ci dice che l'ascolto di un suono o più suoni produce un effetto neurofisiologico che permette il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore endogeno che tra le sue attività produce la sensazione benessere, soddisfazione e perfino, estasi.

Il suono è prodotto da onde che si muovono, che vibrano.

L'emozione a sua volta è generata e sviluppa energia.

Le innumeri variazioni di frequenze nell'esprimersi dell'energia, necessitano di uno stimolo e successivamente di una organizzazione.

L'emozione, dal come si sviluppa al come si esprime, può trovare forze catalizzatrici che permettono una più chiara focalizzazione dell'emozione stessa, e poi del suo utilizzo: il mantra increato ed eterno è una espressione del cosmo e rappresenta un punto catalizzatore.

Oggi si parla di neuromusicologia che studia gli effetti del suono, della musica, fino a giungere all'effetto terapeutico-riabilitativo della musica. E non parliamo di una musica specifica, piuttosto di una musica frutto di una assonanza personale. 

Nella tradizione delle conoscenze dell'oriente, migliaia sono i mantra che nel rispetto di una certa vibrazione vengono poi scelti individualmente per finalità di crescita spirituale o profana.

E' possibile che i mantra che oggi sono inventati per compiacere i nostri bisogni, tra due secoli, a forza di essere ripetuti produrranno dei campi di energia che quando raggiunti, daranno anch'essi la possibilità di stimolare la produzione di dopamina!!!

Confesso che preferisco rimanere legata all'increato antico, e pertanto sperimentato, piuttosto che proiettarmi in un futuro non ancora contenibile dal presente…….

La tradizione parla di suono.

Ho l'impressione che le parole siano giunte dopo il suono.

Il Big Bang produsse suono non parole di cui noi in seguito ci siamo riempiti la bocca e il cervello.

Avete mai pensato che il suono è trasportato dal vento? Per sentire con l'orecchio ciò che accadeva anche a grande distanza, i nostri antichi padri si ponevano in punti particolari di confluenza di venti per sentire cosa accadeva in lontananza.

Se noi non respiriamo correttamente, come facciamo ad incontrare e trasportare le frequenze del mantra?

Per nostra curiosità, ci giungono dagli USA notizie di sperimentazioni cliniche laddove osservando l'effetto della respirazione in un individuo malato, grazie al processo della respirazione il corpo ha prodotto elementi biochimici che hanno permesso il riequilibrio organico funzionale dell'individuo in esame.

Allora, difronte a un mantra, considerando la specificità fonetica che lo distingue per il raggiungimento di elevazione fisica e spirituale, cosa dobbiamo fare?

La mia esperienza mi porta a dire che il primo approccio è costituito dal respiro.

In India si dice che lo yoga non trasforma il tuo corpo ma piuttosto il profilo della tua vita.

Lo yoga non deve essere eseguito, deve essere vissuto.

Suggerisco di vivere ed eventualmente correggere il nostro respiro prima ancora di ricercare l'assonanza con il mantra.

Attraverso il mantra, come detto per lo yoga, noi dovremmo avere la capacità di modificare il profilo del nostro pensiero.

Abbiamo oggi un eccellente intermediario per comprendere il pensiero antico che spesso collochiamo in oriente: la meccanica quantistica.

Ormai ne parlano tutti del fenomeno dell'entanglement.

La tesi della velocità della luce è stata superata e oggi possiamo forse parlare della velocità del pensiero.

Non mi soffermo sul pensiero, che vogliamo considerare energia, ma sulla trasmissione istantanea di uno stimolo tra due particelle appartenenti alla stessa cellula.

Ebbene vi sembra fantascientifico pensare che la corretta attitudine e la corretta espressione di un mantra possa collegarci con l'increato, di cui il mantra è una espressione?

Lo stato di coscienza e conoscenza produce un collegamento.

Dobbiamo superare il vincolo del reale, del tangibile, perché esso è il prodotto della nostra mente.

I Veda parlano del reale quale maya, illusione, quanto prodotto dalla mente, e l’Ayurveda, la conoscenza della vita, definisce la mente il sesto organo di senso.

Questo organo dispone delle stesse capacità percettive dei cinque organi di senso e dispone al contempo di una sesta possibilità: quella di generare l’oggetto dei sensi.

Noi riteniamo reale la proiezione dei nostri sensi. Questo reale è illusorio perché meccanico.

Il Cristo un giorno disse: 'Tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate di averle già ricevute; e voi le otterrete'.

Si parla di fede che al dunque altro non è che un entanglement cosmico.

Abbiamo capito che, anche quando recitato per scopi profani, il mantra ha una radice cosmica inespressa, segreta.

Fino alla metà inoltrata del secolo scorso, io appartengo al secolo scorso!, un mantra poteva essere recitato solo dopo averne ricevuta l’iniziazione.

Oggi possiamo considerare questo approccio obsoleto. Tanti sono coloro che si avvicinano ai mantra e poche sono le persone che storicamente possono offrire questo tipo di iniziazione.

La vita mi ha offerto l'occasione di ricevere questa iniziazione e lieta voglio trasmettere a voi l'essenza di un mantra che esprime compassione ed azione per la soluzione della sofferenza fisica, emotiva e spirituale.

Vorrei trasmettervi il mantra dedicato a TARA VERDE, la deità femminile, un Bodhisattva o Buddha della compassione e dell'azione della tradizione Buddhista Mahayana. 

Tara verde viene disegnata o scolpita con una posizione particolare: seduta su un loto con la gamba destra che tocca la terra.

La tradizione tibetana la associa al risveglio, al raggiungimento dello stato buddhico.

Rappresenta la parte femminile di Avalokiteshvara, il Bodhisattva espressione del divenire della buddhità ovvero della gnosi e della compassione e dell'empatia illimitate.

 Il mantra di Tara è:

OM TARE TUTTARE TURE SOHA

Il primo Dalai Lama del Tibet ci ha lasciato un particolare messaggio del significato del mantra di Tara. 

Ci dice che la ripetizione del mantra ci pone in condizione di superare otto particolari problemi della mente.

Vale a dire: orgoglio; delusione e ignoranza; odio, gelosia; errate ottiche; atteggiamenti fanatici; cupidigia e avarizia; desiderio e attaccamento; dubbi generati dalla delusione.

La ripetizione del mantra è una richiesta di liberazione dalle emozioni negative di cui dovremmo avere consapevolezza. Congiungersi a Tara nella sua espressione di liberazione, genera uno stato di coscienza e di pace, una vibrazione che permette la trasformazione.

 

Lucia Tommasini Giannandrea

 

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