Corpo, Mente e Spirito: i tre stadi dell’essere e del divenire

La scuola di Naturopatia Classica Biodinamica al Congresso di Medicina Naturale (ICNM) Parigi 4, 5 ,6 luglio 2014
Oggi non si cerca il significato della Natura. Ciò che vive fuori, vive dentro. Abbiamo cercato di soggiogare la Natura, e cerchiamo di soggiogare noi stessi. Non dobbiamo inventare un nuovo modello da collocare nella Naturopatia. Dobbiamo piuttosto guardare la Natura, vivere la Natura, riconoscere la nostra Natura. Non è un farmaco, non è un fitopreparato, non è una tecnica: è la conoscenza che porta al benessere.

Docente: Lucia Tommasini Mattiucci
Presidente del C.I.L.U.S, Centro Internazionale Lavori Umano Sociali, e Direttore della Scuola di Naturopatia Classica Biodinamica in Italia.

La triade corpo, mente e spirito caratterizza le scienze mediche orientali. Tutte traggono le loro conoscenze di base dalle filosofie vissute in quei tempi e in quei luoghi. In India, la disciplina che oggi noi chiamiamo medicina si fonda sui Veda, trattati in cui si ricerca la conoscenza pura. In Tibet il concetto di guarigione trae dall’ayurveda l’aspetto scientifico. Dalla tradizione Bon, di natura empirica e dalla successiva prorompente visione buddistica si forma la materia medica che era conosciuta prima dell’avvento cinese come Arte della guarigione o Gyu Shi.

La medicina classica cinese analizza gli aspetti fisici, psichici e spirituali sia nella malattia così come nella ricerca dei mezzi per la guarigione. Non vogliamo inoltrarci nelle modalità speculative di queste discipline. Negli studi che sono stati fatti nel passare del tempo, si è parlato riguardo i principi che informano queste discipline, di deduzioni ingenue e antiscientifiche. Oppure altri studi hanno esaltato gli stessi concetti, e si è parlato di medicine salvifiche e perfette. Un approccio così contrastante non rende ragione alla poliedrica realtà del fenomeno orientale. Non dovremmo dimenticare che ogni sistema è figlio della cultura in cui nasce, è un prodotto umano ed è nostro compito coglierne l’essenza. Elemento questo che oltrepassa i condizionamenti dati dal tempo, dal luogo, dalla persona.

L’enunciato corpo, mente e spirito, lo stato dell’essere e del divenire, può far pensare ad un elaborato filosofico sconfinante nel religioso. Indubbiamente oggi, come ieri, il nostro pensiero ha molta difficoltà ad espandersi a 360° e preferisce indulgere nella specializzazione in cui può peraltro eccellere precludendo lo studio degli effetti del divenire. Costituirà per molti solo una curiosità l’evidenza che nella lingua cinese l’uso del verbo essere data da circa 100 anni. Al posto del verbo essere era utilizzato il verbo divenire che meglio esprimeva il movimento inizialmente impresso dall’essere. Il corpo rappresenta un codice una sorta di mappa che risponde a stimoli generati dall’incontro tra le parte fisica e l’altra energetica, da cui nasce l’emozione.

La medicina classica cinese - la tradizionale che noi conosciamo è l’aspetto di questa medicina che ha aderito alle esigenze scientifiche e si profila con l’influsso dell’occidente – parla della mente indicandola come l’aspetto più comprensibile dell’essenza spirituale. Dovremmo costantemente ricordare questo triangolo equilatero i cui angoli corrispondono all’incontro del corpo, energia materializzata, della mente, forma elementare di energia derivata anche dal corpo, e dello spirito, energia cosmica che dona vita alla mente e al corpo e dagli stessi trae la forza del rinnovamento. Nella cultura occidentale è stato dato ampio spazio allo studio del corpo.

Ogni organo e apparato è stato oggetto di studio particolareggiato. Sembra che si conosca tutto dell’attività batterica e virale, sappiamo perfino utilizzare le cellule staminali. Assistiamo ad una attenta parcellizzazione delle conoscenze che non vede ostacoli nella specializzazione ad oltranza: il corpo umano può essere paragonato ad una macchina di cui si conosce perfettamente il funzionamento e una possibile finalità della ricerca è quella di ideare pezzi di ricambio che sostituiscano quelli che non funzionano. Il medico deve portare saggezza alla medicina e medicina alla saggezza. E’ questa una esortazione di Ippocrate che sembra essere senza tempo e perfettamente adeguata al nostro tempo. La malattia è un fatto straordinario che genera nel rapporto umano potere e subordinazione. Il potere di chi ha la facoltà di curare e la subordinazione di chi si assoggetta alla cura. La malattia quale espressione del corpo è una condizione complessa. Nel passare del tempo la condizione che accompagna la malattia è passata dal biasimo alla esaltazione sociale. Un tempo si taceva la presenza della malattia per vergogna e oggi si esalta per ottenere i benefici sociali. Un ostacolo che trova dubbia risposta in tanta conoscenza sono le malattie autoimmuni.

La malattia del corpo è generata dal corpo stesso. In verità ogni malattia è generata dal corpo e le conoscenze ad oggi acquisite avevano permesso di tacitare il corpo rendendolo l’oggetto dell’agente patogeno. Ogni espressione del nostro corpo è legata alla mente la cui attività è stata posta a livello del cuore, del cervello secondo le diverse culture. La mente non può essere considerata un organo. Essa esprime la sintesi degli stimoli bioenergetici di ogni cellula del corpo umano, sintetizzando questi innumeri elementi in una attività che genera il pensiero. In tutte le tradizioni orientali, nel rispetto della individuale espressione culturale e filosofica del paese di appartenenza, si è dato spazio alla ricerca del significato di malattia non per sviluppare e sostenere la ricerca come da noi intesa, bensì per indicare ai sani così come ai malati una via certa che portasse alla responsabilità individuale per il mantenimento della salute e per la cura della malattia.

Si è tenuto conto della triade corpo, mente e spirito al fine di armonizzare nel quadro della vita le esigenze e le finalità della persona in cui si integrano corpo, mente e spirito. Nel cercare di comprendere il valore dell’essere sano e capire perché insorge la malattia, le culture orientali hanno tenuto conto dell’essere come possibilità di riconoscimento del sé e del divenire come effetto di questo riconoscimento. Ed è molto interessante l’affermazione della medicina classica cinese che appunto ci ricorda che la mente costituisce l’aspetto più comprensibile dello spirito.

Nelle tradizioni che vedono collegata la triade corpo, mente e spirito, l’ayurveda, un upaveda della tradizione indiana, dà un profilo logico e consequenziale, forse scientifico alla triade. Il corpo è l’espressione dell’incontro dei cinque elementi costituenti l’universo. Ognuno di questi elementi con le sue caratteristiche vibrazioni energetiche, produce la materia, il corpo. Seppur derivata dalla materia, assume un ruolo importante la mente. Questa deduzione è un elemento determinante perché da essa si genererà l’iter consequenziale che lega il corpo alla mente attraverso le emozioni.

La mente, Manas, è definita un organo di senso, il sesto organo, ed ha la peculiarità di rispondere agli stimoli di ogni organo di senso e inoltre ha la capacità di generare essa stessa un oggetto che trascende gli organi di senso e a cui gli organi di senso saranno legati. La mente assume le caratteristiche dello specchio in cui l’attività degli organi di senso si riflette. Gli stimoli trovano attraverso la mente una modalità di espressione. Lo specchio con cui in questo momento abbiamo identificato la mente, conserva di ogni stimolo/ pensiero un’impronta. Questa impronta si collocherà in sedi fisiconeuoropsichiche indeterminabili perchè dipendenti da fattori che si collocano nell’essere e nel divenire individuale. Quando le impronte non avranno lo spazio per una corretta metabolizzazione, si sovrapporranno fino ad alimentare l’altra caratteristica della mente: quella di generare un oggetto che attiverà il coinvolgimento dei sensi. Il concetto di mente largamente studiato nelle tradizioni mediche orientali, aderisce strettamente al bisogno di conoscere e condividere il significato dell’essere e del divenire della persona.

Ogni aspetto della Natura, e in essa è inteso anche l’individuo umano, è una espressione dell’essere e del divenire. Essere esprime una immagine di transito, identifica il presente, il momento di congiunzione tra il passato e il futuro. I tre livelli dell’essere, passato presente e futuro, determinano il divenire che comporta una collocazione a sua volta determinata dall’essere. Il corpo costituisce il mezzo di espressione della mente, e la mente costituisce il mezzo di azione del corpo. E’ impossibile prescindere il corpo dalla mente e viceversa. E’ molto difficile dare un concetto scientifico della mente in considerazione del fatto che non è un organo definibile e piuttosto un effetto. Il bisogno della nostra epoca di essere scientifici, ancor prima di essere sapienti, rende problematica la conoscenza dell’effetto-mente Si tenta di collocare la mente nel cervello. La scoperta dell’esistenza e della attività dei neuroni specchio rafforza la tesi dell’attività “pensante” del cervello.

La scienza riconosce di non sapere ancora dove siano registrati i nostri ricordi nel cervello. Mancano gli elementi scientifici che comprovino che la mente rappresenta uno stadio intermedio tra il corpo e lo spirito. La mente è strettamente connessa al corpo, alla sua espressione organica e funzionale. E’ un elemento apparentemente docile che favorisce le sperimentazioni collegando la sua azione a specifici ricettori cerebrali e nervosi. L’illusione sulla validità delle ricerche scientifiche è data dal fatto che abbiamo individuato varie categorie nella scala dell’evoluzione.

Gli individui appartenenti a quel gruppo, avranno delle caratteristiche comuni e la scienza porta a supporre che dette caratteristiche costituiscano una validità comune. Ciò non è vero neanche per la roccia che risponderà in modo individuale e selettivo all’attacco degli agenti naturali. Sono gli agenti esterni che fanno agire la mente o la mente trova espressioni differenziate di fronte agli stimoli? Il bambino piange se ha fame, se ha freddo, se vive un disagio. Sorride quando qualcosa gli piace. La mente comincia a sperimentare il senso del compiacimento o del disagio degli organi di senso. E questo scambio continua dando ai sensi i connotati emotivi ed emozionali che accompagneranno l’individuo tutta la vita.

Progressivamente le emozioni si configurano e si definisce il loro collegamento agli organi, alle parti e alle funzioni del corpo. Il connubio è ormai senza interruzione e il corpo è teatro di espressione. Separare la mente dal corpo diventa quasi impossibile e costituisce un problema. E in base a quale tesi dobbiamo perseguire questa divisione? Il corpo è in prima istanza l’oggetto della nostra osservazione. Il bisogno di certezze ha spinto la ricerca a sezionare e rimpicciolire. Vorrei ricordare il fisico italiano Pontecorvo che in una intervista sui progressi della scienza e della fisica in particolare, disse che ciò che la scienza, le scienze stanno oggi ottenendo dalla ricerca è la scoperte della forma infinitesimalmente piccola che riproduce fedelmente le caratteristiche del grande. Il corpo è in prima istanza l’oggetto della nostra osservazione che abbiamo spinto fino all’estremo per capire l’origine, la forma, i connotati del disagio, della malattia del corpo, dimenticando peraltro la mente.

Lo spirito, quale tesi, ha prodotto importanti contraddizioni. Già al tempo di Ippocrate, il padre della medicina scientifica da tutti conosciuto, si riteneva che lo spirito fosse uno strumento di dubbio utilizzo posto nelle mani della casta sacerdotale o dei ciarlatani. In quel momento, cosi come oggi, Ippocrate parlava di medicina scientifica pertanto dimostrabile i cui effetti sono ripetibili. A volte assistiamo ad una manifestazione di origine virale o batterica che curata appropriatamente scompare in tre giorni in un individuo e permane tre mesi in un altro. Osservando obiettivamente il fenomeno giungiamo a parlare di terreno, di costituzione. Parliamo sempre di una evidenza che seppur obiettiva non tiene conto dell’apporto mentale che determina l’attività del terreno e quella della costituzione. Nel 700 in Germania nasce la medicina sperimentale dalla fusione tra la scuola iatrochimica e quella iatromeccanica. E’ interessante riportare il pensiero di due importanti esponenti della nuova disciplina dell’epoca. Friedric Hoffman afferma che la nostra conoscenza è limitata essendo fondata sui sensi e la malattia è un tentativo dell’anima per ristabilire l’ordine della vita nel modo più rapido e sicuro.

E Georg Ernest Stahl parla dell’anima come principio supremo di vita. Attraverso il concetto di anima espresso da Stahl, ci riavviciniamo allo spirito. Il concetto di spirito è strettamente connesso alla cultura individuale e sociale appartenendo in qualche modo ad una immagine esoterica a meno che il concetto non si estenda alla tesi energetica. In base alla nostra cultura scientifica non possiamo trascurare l’affermazione della fisica che parla dell’essere umano in relazione al resto del creato quale espressione microcosmica del macrocosmo. La fisica tradizionale, la fisica moderna, la meccanica quantistica parlano in vario modo dell’energia, delle onde, del loro movimento ed eventuale trasformazione. Dobbiamo ritenere che ciò accada solo nel macrocosmo, enucleando il microcosmo e ignorando l’essere e il divenire di queste energie?

Per ragioni legate all’umana presunzione nata per sconfiggere la paura dell’origine della vita, sembra difficile far aderire i principi dell’energia universale a quelli individuali. Nel nostro divenire abbiamo perso i contatti con la nostra origine. Abbiamo generato una scissione con quanto ci ha preceduto in base all’ipotesi che ciò che precede è meno evoluto e sapiente rispetto al presente. Piuttosto che osservare il passato, quanto ci ha preceduto per capirne l’essenza immutabile, cerchiamo di vanificare i contenuti nell’ipotesi della limitata conoscenza del tempo. E ripetiamo nel presente le sintesi errate che riteniamo appartengano solo al passato.

Un esempio è il pensiero di Ippocrate che volle produrre una medicina priva dello spirito e oggi abbiamo l’evidenza di come sia necessario ricollocare lo spirito, l’energia nell’esprimersi del corpo e della mente. L’ayurveda, un upaveda che si prefigge di portare la pura conoscenza a livelli più facilmente percepibili dall’essere umano, ci dice che in origine c’era Avyakta, il vuoto e il pieno in equilibrio assoluto. Il vuoto e il pieno, Avyakta non ha forma, ne tempo, ne sostanza. In Avyakta è presente il non manifesto, l’inattivo incapace di riprodursi, il catalitico, che conosce se stesso, Purusha. Grazie alla caratteristica catalitica, si attua un processo di condensazione che permea Purusha e che si esprime in Prakriti, che si estrinseca in tre forme o qualità interdipendenti, Triguna che caratterizzano l’energia umana.

Questo processo che vede in Avyakta la presenza di Purusha e Prakriti rappresenta une triangolarità che ha contraddistinto l’evoluzione cosciente e gnosica di quanto vive in noi e fuori di noi. Questa triangolarità ha dato vita al bene e al male, alla salute alla malattia, all’amore e all’odio. Questi elementi bipolari evocano le triangolarità della Stella di David I due triangoli equilateri intrecciati tra loro che si proiettano con eguale forza verso l’alto e verso il basso, verso il cielo e verso la terra. L’intreccio dei due triangoli permette la formazione di un esagono che trattiene l’energia del cielo e della terra e simboleggia la fusione di tutte le forze presenti nell’universo. Nel vissuto del quotidiano è più facile che si viva la bipolarità. Sfugge al nostro controllo il vertice del triangolo in cui potremmo collocare lo Spirito, Avyakta o Dio. Sappiamo vedere e speculare su gli elementi tangibili che prendono forma proprio perché in opposizione e non riusciamo a percepire e a renderci consapevoli dell’elemento che catalizza i due elementi in opposizione. Come dice Hoffman ,“la malattia è il tentativo dell’anima per ristabilire l’ordine della vita”.

Edward Bach considera che la causa di ogni malattia sia dovuta al mancato perseguire della via spirituale. E Samuel Hanneman ci dice che la pianta che guarisce ha in sé gli elementi che agiscono su corpo, mente e spirito all’unisono. Ogni metodica curativa per guarire deve ristabilire l’ordine della vita raggiungendo corpo, mente e spirito. La malattia come intesa da tutte le scienze e dalla società nel suo insieme è avulsa dal tripode corpo, mente, spirito. In genere è un effetto generato da un agente patogeno, da un processo autoimmune, o da una invasione di cellule neoplastiche. E’ difficile e poco gratificante educare un malato a prendere coscienza dell’origine della sua malattia modificando il pensiero, lo stile di vita, le abitudini alimentari, i rapporti con il sociale. Tanti sono i casi di guarigione dalla malattia attraverso formule definite empiriche perché sfuggono al controllo scientifico che prevede la possibile ripetitività del fenomeno.

Non si vuole portare un biasimo, un dissenso. La osservazione delle evidenze, tutte peraltro interessanti, ci porta a riflettere che siamo tentati di individuare la malattia cercandone l’antitodo, la cura naturale. Questo approccio assume valore se in parallelo si effettuerà una ricerca che aiuti l’individuo sano e malato a capire il senso della vita del corpo, della mente in relazione a quell’elemento immutabile e al contempo dinamico chiamato spirito, energia. Abbiamo discusso alcuni aspetti della triade corpo, mente e spirito. Mi sto rivolgendo a un congresso internazionale di medicina naturopatica.

La medicina che trae dalla natura la forza guaritrice è molto antica, precede certamente il tempo ippocratico. La medicina naturale come praticata nella nostra epoca presenta due aspetti: la medicina naturale tradizionale che come la medicina tradizionale cinese, si è adeguata alle esigenze scientifiche del nostro tempo. Dopo aver dato un nome alla patologia, si cercherà una cura naturale che aiuti a combattere lo stato patologico senza causare effetti collaterali. Dobbiamo rilevare e ce lo confermano gli interessanti studi prodotti dai colleghi in questo congresso che la malattia è l’elemento di studio. Il malato, il suo stile i vita e di pensiero, il suo comportamento, le emozioni che vive non coincidono con la malattia. La medicina naturale che studia il malato, il suo essere e il suo divenire vorrei chiamarla Medicina Naturale Classica. Sarò forse la prima persona a fare questa distinzione e se così fosse, me ne assumo la responsabilità alla luce di 35 anni di esperienza.

Qualcuno pensa che la naturopatia debba essere considerata una professione emergente. Abbiamo già l’immagine mitologica dell’Araba Fenice che emerge dalle sue ceneri. Non è pertanto difficile immaginare il riemergere della Naturopatia, ma non nell’ottica di una nuova professione bensì nella ricerca di un atteggiamento e un comportamento che nel cambio epocale che stiamo vivendo, aiuti a delineare non la sconfitta della malattia, amica eterna dell’uomo, bensì la comprensione dell’origine della malattia. Solo riappropriandoci dell’elemento spirito o energia potremo utilizzare le conoscenze così dette scientifiche relative al corpo sano e di quelle che riguardano il corpo malato al fine di produrre in noi e fuori di noi armonia organica, funzionale e psichica.

E come riappropriarsi dello spirito o energia? Attraverso la filosofia, la religione, la politica o la scienza? Abbiamo dimenticato la Natura. Oggi non si cerca il significato della Natura. Ciò che vive fuori, vive dentro. Abbiamo cercato di soggiogare la Natura, e cerchiamo di soggiogare noi stessi. Non dobbiamo inventare un nuovo modello da collocare nella Naturopatia. Dobbiamo piuttosto guardare la Natura, vivere la Natura, riconoscere la nostra Natura. Non è un farmaco, non è un fitopreparato, non è una tecnica: è la conoscenza che porta al benessere. In questa sede dobbiamo affermare dei principi e non delle metodiche che verranno approfondite da chi è interessato. Trovo appropriato e incoraggiante il pensiero di Leonardo da Vinci: La semplicità è il massimo raggiungimento.

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