Possiamo definire l'Ayurveda una scienza?

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Possiamo definire l'Ayurveda una scienza?

Questo quesito non è nuovo. A questo proposito si sono già profilate delle discussioni con riferimento alle recenti scoperte della scienze la cui essenza prova la validità delle antiche conoscenze, generando inquietudine rispetto alla presupposta evoluzione.

Ogni scoperta costituisce una evoluzione della precedente conoscenza, così come afferma il fisico italiano Bruno Pontecorvo: ‘Più noi conosciamo, più l’elemento sempre più piccolo che noi scopriamo, ci dimostra di avere le stesse caratteristiche dell’elemento grande da cui è partita la ricerca’.

Non possiamo dire la stessa cosa dei virus e dei batteri.

Sono loro che mutano o è il terreno che provoca il loro cambiamento?

Le evidenze portano a pensare che tutti i cambiamenti delle sostanze originano dalla modificazione del terreno. La modificazione, la trasformazione, il cambiamento del terreno è a sua volta causata da vari e complessi elementi.

La vita nel presente ha connotati ed espressioni diverse da quelle del tempo passato.

Il tempo è cambiato, disponiamo di mezzi che ci consentono di vivere le stagioni in modo anomalo (riscaldamento in inverno, aria condizionata in estate), il cibo è cambiato nella sua forma e sostanza, disponiamo di mezzi di comunicazione e di informazione sorprendenti, le condizioni di lavoro sono cambiate, le capacità di percezione si sono modificate....

Dobbiamo avvalorare la tesi che viviamo in un mondo differente.

M.S.Valianthan, nel suo testo “The Legacy of Charaka”, dice che ‘l’essenza del Sè, la mente e il corpo, sono i pilastri primari che sostengono la vita. Ci sono inoltre altri tre pilastri secondari rappresentati dalla nutrizione, dal sonno e dalla capacità di controllo dei sensi....’.

Il controllo dei sensi comprende il sonno e la nutrizione. Il controllo dei sensi comprende il rispetto dei quattro pilastri dell’esistenza:

  • artha, benessere materiale;
  • dharta, dovere morale;
  • kama, comprensione del piacere;
  • moksha, attuazione della accettazione, della empatia, del distacco e quindi il raggiungimento della liberazione.

Sfortunatamente questi particolari pilastri non dispongono di elementi che possano essere posti sotto il microscopio come invece accade con un virus o con un batterio. Dobbiamo anche domandarci quale è il significato della ricerca scientifica: questa viene attuata su un terreno esistente o crea il terreno per operare la ricerca? Questa domanda ha un carattere ambiguo ed è difficile trovare una risposta obiettiva.

Dobbiamo provare la validità dell’aspetto medico ovvero scientifico dell’Ayurveda e per tale finalità, le sostanze medicamentose, le medicine, saranno testate scientificamente. Questo significa che verrà generato un terreno in modo artificiale in modo da provare statisticamente gli effetti del medicamento. A questo punto nella logica ayurvedica osserviamo la dinamica del controllo dei sensi, uno dei tre pilastri secondari secondo MS Valiathan.

Nel testo “ The English Charak Samhita”, edito dal Prof. Dr PH Kulkarni di Poone, nel capitolo riguardante le attività e le modalità di espressione degli organi di senso, scopriamo che la mente dispone di uno spettro di azione molto vasto. La fisica quantistica ci dice che i campi di energia sono modificati dal nostro pensiero. Possiamo allora supporre che il nostro modo di pensare modifica il terreno rappresentato in questo caso da tutto il nostro corpo che esprimerà poi gli aspetti o sintomi della malattia.

Pur considerando valide le ricerche scientifiche di laboratorio, potremmo anche considerare il lavoro e le indicazioni del primo laboratorio che dall’inizio della nostra storia ha guidato forma ed espressione umane, ovvero la mente. La mente e le sue emozioni racchiudono l’essenza della nostra capacità di espressione.

Ogni dosha, termine che necessita di una certa elaborazione per capirne il senso ma che in questa occasione lo collocheremo in un quadro di attività, ogni dosha si diceva, identifica un ampio spettro di emozioni positive e negative che possono essere caratterizzate dal movimento, Vata; dalla trasformazione, Pitta; dalla stasi, Kapha.

La attività di questi dosha, ognuno dei quali dispone di altri cinque subdosha, genera un terreno in cui, attraverso la energia pertinente al dosha, evidenzia l’organo a cui fa riferimento il dosha e le emozioni attinenti.

Nel passato le emozioni e la loro espressione avevano una diversa modalità di azione e di espressione.

La vita, il benessere e la malattia sono differenti da come venivano intese nel passato.

È necessario adeguare la nostra comprensione in base al significato intrinseco di vata, pitta e kapha. Questi tre elementi rappresentano anche dei simboli, e la simbologia (…uso di termini simbolici per rappresentare concetti che è difficile definire e comprendere completamente…), costituisce le fondamenta della nostra conoscenza. Ciò che noi consideriamo reale altro non è che quanto noi percepiamo in base alla nostra capacità di percezione in relazione al reale. Il reale non costituisce un assoluto.

Nulla di quanto da noi percepito non può essere considerato assoluto e questo assioma è valido anche in medicina.

Vata, Pitta e Kapha assumono un carattere di realtà perché presentano una espressione ‘scientifica’ e al contempo costituiscono una espressione ‘simbolica’.

In questi giorni è molto frequente incontrare malattie autoimmuni. La causa di questa eccezionale condizione fisica è ancora da scoprire.

Il sistema immunitario, ricordiamo che stiamo parlando di un sistema, si modifica, si altera, e la sua attività viene soppressa. Questa condizione rende la vita del malato molto difficile è precaria.

L’Ayurveda in più punti della sua esposizione afferma la importanza del ruolo della mente, il sesto organo di senso, nelle manifestazioni della vita.

Uno dei miei maestri, il Prof. Ashwin Barot di Jamnagar, un giorno mi domandò:

“cosa è la vita? ....La vita è quel tempo che va dal concepimento alla morte. Ciò che noi facciamo in questo lasso di tempo non rappresenta la vita, ma la nostra capacità di azione nella vita”.

Nessuna condizione del nostro corpo può sfuggire gli effetti della azione e nessuna azione può dissociarsi dalla attività della mente.

Potrebbe produrre una conclusione costruttiva se portassimo avanti una ricerca scientifica con dei presupposti diversi.

Prendiamo spunto dal diabete di cui è nota la dinamica patologica che trascura peraltro la dinamica emotiva.

La tradizione ci dice che il diabete rappresenta una malattia karmica (karma, la legge che studia la relazione tra la causa e l’effetto). Questa legge è evidente in ogni aspetto del nostro vissuto, ogni scienza e conoscenza riconosce la causa e il suo effetto e pertanto possiamo dire che il Karma è uno stato scientificamente provato. Tornando al quadro diabetico, è fortemente possibile che Vata Pitta e Kapha siano alterate.

Lo studio della costituzione individuale, è la base della ricerca, perché fornirà gli elementi che indicheranno la personale evoluzione della malattia. I dosha secondari che abbiamo precedentemente indicati, saranno immediatamente implicati in relazione alla costituzione doshica (Vata, Pitta, Kapha).

Ci sono ovviamente altri fattori che coinvolgono la alterazione o modificazione dei dosha e dei dosha secondari. Questi fattori devono essere ricercati nelle malattie precedentemente sofferte o condizioni emotive di altra natura e traumi di ogni genere a carico di un organo specifico. Anche i fattori ereditari sono sempre correlati ad eredità emotive.

Non possiamo cambiare il nostro DNA ma possiamo cambiare la espressione delle nostre emozioni.

Le medicine aiutano il corpo fino ad un certo punto, la meditazione aiuta la coscienza e la mente perché trovino l’origine della malattia e il suo significato.

La scienza parla di un effetto generato in laboratorio e questo è certamente un valore che merita di essere analizzato. È certo che i dati scientifici non possono essere considerati definitivi ed assoluti.

Dobbiamo ricordare che la vita di questo pianeta si articola sulla bipolarità. Da questi due elementi sviluppano in successione logica passaggi e raggiungimenti per poi generare l’espressione del ‘trino’, un punto di collegamento, di unione, di fusione, l’espressione del trino.

Nella nostra vita o attività giornaliere sono presenti due possibilità: una si riferisce al potenziale umano e l’altra al potenziale finanziario. Il terzo punto è costituito dalla conoscenza di entrambi i potenziali che genera la capacità di scelta.

Di fronte alla malattia possiamo essere soddisfatti e dire che la causa è nel terreno, compreso il DNA, e allo stesso tempo molte evidenze mostrano come la mente e le emozioni sono all’origine del nostro stato di salute e pertanto coinvolgono la qualità della salute. La salute esprime equilibrio ed è generata dall’equilibrio, la malattia esprime squilibrio ed è generata da uno squilibrio. La costituzione è un mezzo a nostra disposizione per capire il processo che mantiene la salute o predispone alla malattia.

Ognuno di noi deve avere coscienza e umiltà di accettare la propria costituzione, perché questa ci indica le modalità per il raggiungimento del fine ultimo della vita: la conoscenza, la gnosi.

Dobbiamo lavorare in armonia con la nostra costituzione, superando gli aspetti inerenti alle qualità della costituzione, sia a livello fisico che mentale.

È possibile che i nostri predecessori, i nostri antichi padri, vivessero con semplicità questa evidenza e con altrettanta semplicità ci hanno lasciato gli elementi che permettono di comprendere l’adeguatezza o meno al messaggio scritto nella costituzione.

E’ certamente utile per soddisfare lo scetticismo di questa epoca portare avanti ricerche con mezzi diversi e ripetibili. Dobbiamo al contempo ricordare che la malattia è un messaggio e quando la malattia quale espressione fisica è apparentemente guarita, la causa emotiva riapparirà in forma diversa e forse complessa generando successivamente uno stato di cronicità.

Un famoso medico tedesco, Friedric Hoffman, nel 1860 disse che ‘la malattia è un messaggio dell’anima per aiutare il corpo a correggere i suoi errori’. Nel 1960, T. Dethlfen e R. Dalke ci parlano di ‘Malattia e destino’, edizioni Mediterranee.

Un vero processo di guarigione di una malattia è non soltanto la scomparsa dei sintomi, chiede piuttosto la consapevolezza delle cause originanti che vanno oltre la manifestazione della malattia e la comparsa dei sintomi.

È difficile credere che una frattura ossea accidentale possa essere considerata una espressione psicosomatica legata ad un problema della mente e dei sensi, come Luigi Oreste Speciani ci conferma nel suo studio della Teoria Psicosomatica.

In 40 anni di esperienza posso confermare che le espressioni del corpo e della mente, siano esse positive o negative, sono indotte da eventi legati alle emozioni: si può morire di dolore e anche di gioia.

Lo studio della costituzione fisica comprende anche lo studio della costituzione psicomentale. Ogni alterazione di questo aspetto non ha facile guarigione se noi non alimentiamo in modo appropriato la mente. Il nutrimento di questo particolare aspetto si basa sulla comprensione e applicazione dei quattro pilastri della evoluzione umana: Pranayama, respirazione, Dharana, dovere morale; Kama, comprensione ed espressione del piacere; Moksha, liberazione psichica e spirituale. Lo studio della malattia e dei mezzi per guarirla, deve tenere conto dei ‘quattro pilastri’ della conoscenza umana.

La scienza medica ufficiale ha dimostrato la importanza e la portata della azione della respirazione, sia a livello fisico che mentale. I nostri antichi padri ben sapevano della portata di questo atto fisiologico parzialmente involontario che conduce, quando attuato in modo consapevole, al primo e il più importante valore della vita: la comprensione di ‘CHI SONO IO’.

Lucia Rita Giannandrea

Articolo pubblicato in DEERGHAYU INTERNATIONAL Issue n. 135 july-sept 2018

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