Il futuro dell'Ayurveda

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L'Ayurveda è una filosofia aperta che comprende una estesa e articolata conoscenza dei mezzi e dei metodi per vivere longevi.

Con longevità si intende la massima estensione della vita e per tale finalità l'Ayurveda, considerata anche un upaveda, traccia un quadro degli elementi che rappresentano l'essere umano, di come si struttura, di come deve vivere, di come deve agire, di come deve collocarsi nella natura.

Una conoscenza così estesa e particolareggiata quale è l'Ayurveda, rischia di vedere offuscati nella nostra epoca degli aspetti che, seppur fondamentali e inalienabili, prendono risalto in consegueza di stili di vita culturali e sociali.

L'esimio Prof. P. H. Kulkarni, ci ha insegnato che l'Ayurveda ha quattro obiettivi fondamentali:

    • DHARMA (vita virtuosa, morale, equa);
    • ARTHA (realizzazione individuale attraverso la propria famiglia, gli aspetti materiali legati a questa realizzazione che si estende al lavoro e ai beni materiali);
    • KAMA (realizzazione emotiva, sensuale);
    • MOKSHA (liberazione, abbandono, realizzazione dell'Io).

Questi quattro principi, Purushartha, rappresentano le quattro finalità, i quattro mezzi per il raggiungimento della realizzazione spirituale a cui possiamo giungere solo con il mantenimento equilibrato e rispettoso del proprio corpo e della propria mente.

Parlando dell'Ayurveda classica, Cakrapanidatta in una discussione afferma:
Le medicine non hanno lo scopo di aiutare l'individuo a raggiungere la virtù (il Dharma).
Allora a cosa servono?
Le medicine servono solo a mantenere la salute, perchè senza la salute non siamo capaci di raggiungere i quattro Purushartha.

Questa è la sintesi del dilemma proposto dall'Ayurveda e drammaticamente presente ai nostri giorni: cosa significa mantenere la salute, perchè la perdiamo e cosa deve essere fatto per ritrovarla?

Nel tempo moderno e oltre i confini dell'India, le informazioni che ci sono state tramandate da Caraka, Sushruta, che formano l'Ayurveda, sono state collocate dall'OMS nel quadro della Medicine tradizionali complemantari, T&CM che non vengono insegnate a livello universitario in nessun paese europeo.

L'OMS ha in programma, una road map per i prossimi 10 anni (2014-2023) per quanto riguarda l'integrazione, l'insegnamento accademico e il monitoraggio di questi approcci, per inserire queste medicine nella gestione sanitario-assistenziale.

Cosa significa Medicina Tradizionale e Medicina Complementare per l'OMS?

E' importante comprendere il significato delle parole.

L'OMS intende con il termine tradizionale tutte quelle conoscenze, teorie ed esperienze indigene utilizzate per il mantenimento della salute, per la prevenzione e per il trattamento delle malattie fisiche e mentali.

Con il termine complementare si indica una serie di pratiche di assistenza sanitaria che non sono parte culturale della medicina convenzionale di quel particolare paese e non sono pertanto integrate nel sistema sanitario relativo a quel paese. Queste pratiche saranno definite tradizionali in relazione al paese di provenienza.
L'Ayurveda e la Medicina cinese appartengono alle medicine tradizionali e a volte vengono anche chiamate complementari quando utilizzate al di fuori del contesto del paese di origine (tradizionale).
Lo sforzo di portare ad un livello conoscitivo elevato le medicine tradizionali non sempre trova appoggio nei singoli paesi sia in Europa che nel resto del mondo.

L'OMS, consapevole delle difficoltà per questo delicato lavoro di inserimento culturale, ha previsto una strategia:

    1. costruire una conoscenza di base e formulare politiche nazionali (nei confronti delle medicine tradizionali e complementari);
    2. rafforzare la sicurezza, la qualità e l'efficacia attraverso la regolamentazione;
    3. promuovere l'assicurazione di una salute mondiale integrando i servizi di Medicina T&C e l'insegnamento all'autoguarigione nel quadro del servizio sanitario nazionale.

La strategia è molto chiara ma la sua applicazione dipende dalla volontà nazionale.

I paesei europei tutti, hanno accettato l'Ayurveda quale medicina tradizionale e raramente viene intesa come complementare.

In Europa non sono stati istituiti corsi universitari di Ayurveda o scienza medica indiana malgrado alcune università propongano brevi master informativi sui concetti ayurvedici. La terza università di Roma ha istituito un master informativo sull'argomento tenuto dalla Dott.ssa Daniela Giannandrea, allieva del Prof. Kulkarni. E' comunque evidente che una possibile integrazione dei vari sistemi medici tra cui quello indicato dall'Ayurveda chiede ancora molto tempo e una diversa valutazione di ciò che attualmente viene definito scienza e sperimentazione.

I corsi istituiti da alcune università all'avanguardia in Europa sono diretti al settore infermieristico e in alcuni casi nutrizionale. Negli istituti di Naturopatia presenti in Europa, viene insegnata l'Ayurveda a completamento degli studi naturopatici e pertanto inserita nei concetti naturopatici.  In nessuna università europea si studia l'Ayurveda per un riconoscimento accademico. In Italia, l'Ayurveda è riconosciuta dalla Federazione degli Ordini dei Medici ma non dalla struttura accademica nazionale, pertanto la eventuale qualificazione ottenuta dal madico, se in accordo con il Benchmark dell'OMS, rimarrà comunque bagaglio conoscitivo personale.

L'OMS ha redatto anche il programma per l'Operatore ayurvedico non medico. Si tratta di un programma specialmente formulato per il nursing, per i terapisti del panchakarma e per i dietologi.

In Italia e nel mondo è sopraggiunta anche una nuova entità denominata Ayurveda Marishi che fa proseliti e raggruppa medici che si avvalgono di concetti chiamati ayurveda maharishi nella diagnosi e nella cura della malattia. Sempre si parla di malattia, raramente dell'individuo malato, e del significato oggettivo e soggettivo della malattia.

Seppur a titolo privato, l'insegnamento rivolto ai medici e quello proposto da organi ufficiali in Europa, fa riferimento al "Benchmark for training in Ayurveda" redatto dall'Oms. Ciò permette uno studio uniforme e una adeguata comunicazione tra i praticanti.

Se questo profilo di uniformità è applicato nell'insegnamento ai medici, non è lo stesso per il settore non medico. Molto spesso si osserva discrepanza nell'insegnamento. Si abusa dei concetti energetici dell'ayurveda, Vata, Pitta e Khapa, trascurando la portata del concetto di energia, come oggi ampiamente indicato dalla fisica quantistica.

La complessità dell'Ayurveda è facilmente nascosta dalla sua apparente semplicità. E' la scienza del divenire e questo concetto viene annullato dalla terapia sintomatica sia essa basata sul batterio o sul dosha.

Per tradizione l'Ayurveda ha accolto pratiche e teorie appartenenti ad altre culture purchè entrassero nella logica dei Purushartha e della triade Avyakta, Mahat, Ahamkara.

L'Oms cerca di proteggere a giusto titolo l'integrità delle medicine tradizionali. Dobbiamo anche apprezzare che nella nostra epoca, la diffusione di questo insegnamento dovrebbe tener conto di una conoscenza su base quantica dell'essere e del divenire. Si deve rispattare il messaggio complesso che si cela dietro il mantenimento e il ritrovamento della salute, come indicato da Caraka.

Dobbiamo imparare a parlare a Vata, a Pitta e a Kapha.
Dobbiamo imparare a parlare ai cinque bhuta, ai tre mala ai sette dhatu.
Dobbiamo riportare il corpo a riconoscere la sua essenza divina.

Non possiamo essere tutti filosofi né santi, ma tutti abbiamo l'obbligo di studiare per capire il senso della via. Non possiamo trarre dall'Ayurveda solo le preparazioni salutistiche. Caraka auspica lo studio delle erbe pertinenti all'area di vita del malato e ritiene che il potere curativo di un preparato deve entrare in assonanza con la persona che vive nella stessa area. Oggi abbiamo le industrie che producono rimedi che esportano in tutto il mondo con formulazioni opportunistiche legate alle leggi sanitarie dei paesi importatori.

Maitreia dice che curare con le medicine serve a poco. Accade che una persona curata muoia e un'altra non curata viva. Pertanto afferma che curare con le medicine non serva. Atreya ribatte dicendo che quale sia l'esito della malattia, le medicine aiutano anche se non determinano la guarigione.

A volte si parla di allopatizzazione dell'Ayurveda quando si vuole correggere un sintomo solo con l'aiuto di un preparato. Questo è il trend del momento attuale, ma siamo ancora in tempo per modificarlo.
Forti sono gli interessi culturali, sociali ed economici e questi creano contrasti e discrepanze rispetto ai principi fondamentali dell'Ayurveda.

Per salvaguardare e tramandare questa antica tradizione, si dovrebbe formulare un programma sostenuto dalle Autorità accademiche indiane. Questo programma dovrebbe indicare le modalità di studio di un testo antico con un ottica moderna.

Stiamo perdendo contatto con la nostra identità, con la triade che rappresentiamo, corpo, mente e spirito e ci soffermiamo sulla parte, o meglio sul grido di allarme lanciato dalla parte: la malattia e la sintomatologia inerente.

Ogni corpo è diverso da un altro, ogni individuo ha una costituzione, Prakruti, unica e non ripetibile. Studiano la Prakruti necessariamente entriamo negli elementi di base dell'Ayurveda nella loro forma ed espressione concrete e al contempo dinamiche.

L'Ayurveda fu insegnata da Brahma e se come ci è stato tramandato, i concetti ayurvedici esistevano prima ancora della nascita dell'uomo, il nostro compito è quello di conoscere l'uomo e aiutarlo a risalire alla sua origine.

Molti secoli orsono, a causa della sofferenza fisica e mentale dell'umanità, Baradvaja andò a chiedere a Brahma i mezzi per curare l'umanità.

Oggi dovremmo chiedere alle Autorità indiane che operano e vivono l'Ayurveda di indicare con chiarezza la strada da seguire per conoscere e praticare l'Ayurveda nel rispetto della tradizione. Questo antico scritto racchiude il seme di ogni conoscenza e spesso per comprenderne i principi abbiamo bisogno di evocare scienze più avanzate della nostra epoca.

    L'Ayurveda ha mentenuto la sua vitalità

    perchè pone l'individuo di fronte alle sue responsabilità

    dettate dalla materia, dalla mente e dallo spirito,

    la triade che lo identifica.

La sopravvivenza dell'Ayurveda non dipende dalle medicine ma dalla comprensione di ciò che noi siamo e, attraverso la parola, espressione suprema di energia, aiutare l'individuo a ritrovare i mezzi per applicare i Purusharta.

Lucia Tommasini

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