Yoga e Ayurveda

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Lo yoga praticato giornalmente aiuta il mantenimento della salute? L'Ayurveda, la conoscenza della vita, permette di risolvere gli stati fisici definiti cronici?

Molti pensano che il tempo che viviamo rappresenti un apice mai raggiunto di conquiste scientifiche. La scienza ritiene di sapere tutto della materia, di controllare molte delle sue manifestazioni e dichiara la mente, l'insieme delle funzioni superiori del cervello e ne ricerca il controllo mediante degli strumenti farmacologici. Quale sintesi del mio lavoro e della mia esperienza, lo yoga e l'Ayurveda, propongono dei percorsi di vita differenti seppur paralleli e legati alle stesse finalità:

il ritrovamento dell'essenza degli elementi che costituiscono la forma umana, ovvero: il corpo, la mente, lo spirito.

La logica su cui si fonda l'Ayurveda, verte al riconscimento e al contempo sull'utilizzo di questi tre elementi per il mantenimento della salute, la prevenzione della malattia e la cura della stessa.

La tendenza dell'Ayurveda moderna, è quella di utilizzare in modo preponderante i mezzi di cura corporei per la prevenzione e la cura del disagio fisico. Questo atteggiamento genera una certa pigrizia nella ricerca delle responsabilità individuali nel mantenimento della salute, prevenzione della malattia e l'eventuale cura della stessa.

A volte si presentano disordini fisici che si affacciano in modo epidemico oppure si presentano in forma cronica a volte chiamata familiarità e non è infrequente sentire commenti del genere: si può provare anche l'Ayurveda perché è una medicina che ha dei buoni ritrovati spesso molto efficaci.

Non possiamo negare che la tendenza attuale, sostenuta dalla trascuratezza nella ricerca di chi noi siamo, e rafforzata dalla creazione dei bisogni, conduce ad utilizzare al massimo un rimedio, un preparato, una medicina, nell'illusione che questi prodotti possano guarire il corpo.

La preziosità del messaggio che l'Ayurveda può comunicare al mondo moderno, non è costituito dal benefico effetto dei suoi preparati e delle pratiche del panchakarmarasayanavirechana.

Il corpo, la materia  che lo compone, ha caratteristica di staticità e traduce in modo molto complesso gli stimoli che vengono dall'esterno e dalla mente. Occorre generare nella memoria, l'esigenza di attivare e selezionare ciò che è funzionale all'armonia, al benessere, alla salute.

La cronicità di una malattia è costituita dalla mancanza di conoscenza dei legami con le memorie spirituali. Facendo una sintesi restrittiva,

l'Ayurveda mette a disposizione molti elementi che, se utilizzati correttamente dal medico (vaidya) e dal malato,
permettono di vivere lo stato sano e malato del corpo in modo esperienziale per il raggiungimento della gnosi.

La pratica dello Hatha Yoga e del Pranayama sembrano essere un nesso tra i più efficaci per il mantenimento della salute, la prevenzione della malattia e dell'insediarsi degli stati cronici. Queste due tecniche strettamente connesse con la ricerca senza tempo del mezzo o dei mezzi che consentono il raggiungimento dell'armonia tra il corpo, la mente e lo spirito, assumono oggi importanza inderogabile.

Se non si educano il corpo e la mente all'accettazione dei reciproci ruoli, il corpo e la mente diventeranno antagonisti fino al punto di distruggersi reciprocamente.

Le asana proposte dello Hatha Yoga,
producono un effetto nel corpo
che potremmo simbolicamente sovrapporre all'acqua che straripando,
si spinge lontano,
portando la sua essenza generatrice oltre i limiti delle terre normalmente irrorate.

Ogni asana è particolare e differente dall'altra, e ogni asana darà forza alle funzioni del corpo perché attivino e portino un'essenza benefica anche nei distretti più lontani. Non è importante praticare tante asana, un'asana è sufficiente perché la sua pratica ne diffonda il beneficio a tutto il corpo generando il congiungimento con la mente.

Il lavoro del pranayama è basato sul respiro. La inspirazione è un atto spontaneo del nostro corpo e la consapevolezza di questo atto è il primo passo verso la conoscenza di se stessi. Molte sono le tecniche contemplate in questa disciplina, ma fondamentalmente dobbiamo ricordare che l'aria e il respiro sono la prima espressione della vita. Una volta acquisita la consapevolezza della nostra respirazione, potremmo scegliere delle tecniche di pranayama consone alla nostra costituzione, alle nostre tensioni.

Si parla diffusamente, e a volte in modo inappropriato, di meditazione. Riterrei più consono parlare di contemplazione, perché la meditazione è un raggiungimento a cui si perviene dopo aver sperimentato stadi progressivi di consapevolezza e di coscienza.

Come poter pensare alla salute del corpo, alla guarigione delle sue alterazioni croniche se non ci affacciamo ad un diverso stato di consapevolezza e di coscienza?

Questa è la 'medicina' vincente dell'Ayurveda, dello yoga, del pranayama

Lucia Tommasini

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