Triade Corpo, Mente, Spirito: una ipotesi di disagio

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L'essere umano è costituito da una triade formata da corpo, mente e spirito. Lo spirito è la parte eterna, immutabile, che si manifesta ed incarna nel corpo per permettergli di compiere un cammino di esperienza e di evoluzione.

La mente è il tramite tra lo spirito e il corpo. Il corpo e la mente sono gli strumenti che ci permettono, attraverso gli organi di senso e le emozioni, di fare esperienze, di conoscere il mondo manifesto e, attraverso la conoscenza del mondo, conoscere noi stessi.

La mente riceve stimoli dal corpo e dai sensi, vive le emozioni, elabora decisioni e scale di priorità di vita, e ne ricerca l'attuazione. Se durante questo lavoro la mente perde il contatto con lo spirito, se nelle sue elaborazioni ignora i dettami di saggezza profonda che solo dallo spirito le possono arrivare o non è capace di elaborarli nella maniera corretta, la mente allora si confonde e perde l'equilibrio.

Lo stress, l'ansia, il vorticare dei pensieri, le preoccupazioni materiali, la perdita del controllo delle emozioni primitive ne sono la conseguenza. L'individuo che dà maggiore spazio al corpo si trova allora a perseguire i piaceri materiali e la soddisfazione dei sensi. L'individuo che si fa dominare dalla mente, alimenta erroneamente il proprio ego e rimane catturato in una perenne corsa volta a soddisfare e placare o appetiti o ambizioni. Il corpo e in particolare modo la mente, sono padroni difficili da soddisfare, e l'insoddisfazione è sempre in agguato. La persona che insegue le proprie fantasie o la gratificazione dei bisogni primari non trova più pace. Nessun obbiettivo raggiunto è in grado di dare un appagamento durevole e saltato un ostacolo si ripropone quello successivo, sempre più alto. Senza che vi sia mai una meta o un appagamento duraturo in vista.

Si osserva il mondo nella ricerca di appagamento e si vive un costante confronto di cui abbiamo bisogno per comprovare la validità dei nostri raggiungimenti. In una fase iniziale del confronto, l'altro potrà essere un dispensatore di gratificazioni e successivamente di frustrazioni. Sarà facile renderlo responsabile dei nostri bisogni non appagati e dei nostri insuccessi. In una fase successiva, potremmo trovarci di fronte ad un pubblico davanti a cui recitiamo ed interpretiamo il personaggio che ci siamo scelto.

L'approvazione o la disapprovazione del nostro personaggio definisce la nostra identità e l'immagine che abbiamo di noi stessi. Al contempo abbiamo bisogno del confronto con questo pubblico per una miriade di scopi: cerchiamo amore o ammirazione, nei loro confronti cerchiamo di esercitare potere, in loro mettiamo i nostri contenuti che non ci aggradano e li rendiamo responsabili dei nostri insuccessi. Nel rapporto amoroso, l'altro è lo specchio nel quale ci riflettiamo, in favore del quale - nel trasporto e la felicità che derivano dall'identificazione, dal momentaneo superamento dell'isolamento e della solitudine e dall'appagamento fisico - reprimiamo i nostri lati negativi. L'entusiasmo iniziale diventa disappunto poi, quando lo specchio inevitabilmente riflette non più la parte luminosa che accomuna i due innamorati ma parte d'ombra precedentemente rimossa, e che è profondamente radicata in ciascuno di noi, e che può essere dissimulata solo per brevi periodi e in circostanze eccezionali.

L'insoddisfazione e il senso di incompletezza dominano quindi la vita di ciascuno. Dal momento che i segnali che lo spirito manda al corpo per il tramite della mente non vengono ascoltati per lungo tempo, il corpo si ammala. Se il corpo ha una vita sregolata, se la mente si lascia dominare dalle emozioni e non ascolta i messaggi dello spirito, interviene la malattia. E oltre la sofferenza e la malattia, si presenta il culmine dell'angoscia, la prospettiva della morte del corpo.

La morte è il nostro destino comune ma questa evidenza viene rimossa con grande efficacia e seppellita in strati profondissimi della coscienza, insieme ad ogni altra riflessione su questo sgradevole argomento. San Francesco la chiamava Sorella Morte e, quale docile sorella, ci accompagna tutta la vita dall'attimo del concepimento.

La perdita di equilibrio energetico non ha luogo solo a causa di un disagio tra il corpo e la mente. Può avvenire anche attraverso un'alleanza non corretta tra la mente e lo spirito. Un'alternativa più sofisticata al dominio del corpo o della mente nel singolo individuo, è infatti quella del "dominio" dello spirito, con il possibile corollario della fuga dalla realtà attraverso forme estreme di misticismo, di perseguimento della realizzazione del proprio Io superiore, accompagnata magari dalla sottovalutazione e la negazione del corpo. Che tuttavia ha un'importanza fondamentale, non fosse altro perché, con i limiti precisi che ci propone, ci tiene ancorato alla realtà, mettendo un freno alle possibili intemperanze della mente o alle sue sperimentazioni troppo audaci e prive delle necessarie strutture di supporto.

La riprova dell'importanza del corpo è appunto nel fatto che ogni percezione avviene attraverso il corpo.

Ogni elemento della triade è necessario al nostro cammino terrestre, come ben dice l'esortazione:

"Non perdere te stesso cercando il mondo.

Non perdere Dio cercando te stesso.

Non perdere il mondo cercando Dio".

 Lucia Tommasini

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