Corpo, Mente e Spirito: dove si origina la cronicità? Parte I

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Ci troviamo di fronte a un fenomeno che ha assunto da qualche anno un carattere generalizzato, la cronicità.

Un tempo il medico constatava uno stato cronico negli individui meno abbienti che non erano stati curati in modo adeguato o per trascuratezza o per mancanza di mezzi economici.

Tali condizioni potevano generare uno stato di debolezza che poneva il corpo nella incapacità di alimentare in modo corretto i vari tessuti, generando una carenza con cui l’individuo conviveva. Il fatto cronico pertanto era dovuto alla incapacità del corpo  di curare se stesso.

Sospinta da stimoli e bisogni vari e complessi, la scienza ha trovato medicine che aiutano il corpo a guarire le sue patologie (in particolar modo quelle di origine organica e traumatica). Si osanna con soddisfazione scientifica, ed economica, ad ogni nuova sostanza che in laboratorio ha dimostrato di distruggere l’elemento patogeno e/o ha permesso una temporanea remissione e ricostruzione del tessuto interessato.

Grida di soddisfazione che oggi vanno spegnendosi.

L’agente patogeno è diventato più forte e con la sua specifica intelligenza, ha modificato il suo terreno in modo da disporre di rinnovata forza per attaccare quegli stessi tessuti apparentemente curati.

Le sostanze esogene sono state sostituite alle endogene ma l’effetto guaritore è risultato temporaneo e condizionante.

Il comportamento generato dall’elemento endogeno è legato a molteplici fattori e quello esogeno sembra essere più diretto, da cui l’apparente efficacia. Gli studi scientifici si concentrano su un approccio selettivo nella tesi che colpire l’elemento apparentemente causante riduce la patologia.

Eppure l’alterazione di un tessuto che può verificarsi a causa del contatto con una sostanza esogena, non sempre riguarda il tessuto le funzioni trattate dalla sostanza stessa.

Siamo di fronte al fenomeno che successivamente produrrà la cronicità.

L’espressione patologica cronica può conclamarsi in relazione al clima, alla metereopatia, alla alimentazione; al comportamento dell’individuo di fronte alle tensioni, dai bisogni generati dai processi di realizzazione individuale. Questi processi sono generati dai bisogni indotti dalle condizioni familiari e sociali e disgiunti dalla consapevolezza dell’Io interiore.  

La cronicità presenta sfaccettature complesse per lo sviluppo a catena prodotto nell’organismo dalle sostanze chimiche esogene, e più raramente dalla chirurgia, spesso con effetti devastanti in quest’ultimo caso.

Si ricerca allora nella chimica esogena sostanze che producano stimoli che modificano la cronicità senza peraltro giungere al tessuto che di per sé esprime questa condizione.

Nasce un dilemma perché pacificando la manifestazione che ha assunto carattere cronico, inaspettatamente vediamo sorgere in modo imprevedibile, un fenomeno di natura simile in altra parte del corpo dove congiunta all’assonanza organico-funzionale, si delinea l’assonanza emotiva. Questo fenomeno non è sempre effetto secondario della sostanza esogena impiegata, ma collegabile alla costituzione, alle precedenti carenze e debolezze, al modo di essere e divenire psicologico dell’individuo che risponde inconsciamente  alla sostanza esogena.

L’espressione della cronicità può esprimere un fenomeno collegabile all’epigenetica, alla trasformazione del DNA, come si è visto con l’assunzione di cibo organicamente modificato.

La Naturopatia è una scienza antica così come è antico il desiderio dell’uomo di conoscere la natura.

L’essere pensante si colloca nella natura e ad essa si rivolge per lenire, curare e guarire i problemi fisici che lo colpiscono.

Questo approccio esiste da sempre e anche la scienza ufficiale si è adeguata al programma.

In questo quadro c’è un elemento complesso che seppur onnipresente, non si palesa nel giusto modo o comunque è oggetto di studio limitato: il complesso costituito dalla mente, dal pensiero, dalle emozioni.

L’equilibrio dell’individuo è determinato dall’armonia delle funzioni del corpo e della mente.

Vediamo il corpo in forma bidimensionale.

La tridimensionalità del corpo sfugge alla normale valutazione.

Vediamo lo stato patologico di un tessuto, di un organo, non ci interessano i collegamenti che quell’organo ha con le altre parti del corpo, non ci interessa il significato psicologico di quella parte, non riconosciamo il simbolismo legato a quella parte.

Qualunque sia la patologia andiamo alla immediata ricerca dell’antidoto, simile o dissimile, endogeno o esogeno che modifichi lo stato. E quando l’esito è favorevole ci dichiariamo soddisfatti pronti a protocollare: la causa della patologia è rappresentata dell’agente patogeno o dalla alterazione del tessuto per un processo autoimmune e la cura è data dalla sostanza individuata.

La causa che ha permesso all’agente patogeno di insediarsi sul terreno, non sembra essere oggetto di studio perché non ha carattere scientifico.

Il corpo è da lungo tempo oggetto di ricerche.

La mente, espressione congiunta delle emozioni che rimontano ai cinque organi di senso, la mente, dicevamo, costituisce il sesto organo di senso secondo la scuola ayurvedica, la mente, lo shen secondo la medicina classica cinese, è a dir poco trascurata.

Non è stata ancora trovata la sua sede anatomica e non mi pare adeguato collocarla nel cervello anche se sono stati fatti molti sforzi per identificarla in quella sede modificando chimicamente alcune delle funzioni del cervello.

Non potendo  controllare  tutte le cellule  che hanno migrato nei vari distretti del corpo e che attuano programmi memorizzati nel tempo, la scienza si è  soffermata sulla sede  più raggiungibili cercando di modificarne il comportamento.

La scienza ufficiale ci informa che l’individuo rappresenta il microcosmo del macrocosmo. Questa evidenza scientifica sfugge alla comprensione dei più e ne è trascurato il significato. Si dimentica che ognuno di noi è il macrocosmo di ogni cellula che compone il corpo che a sua volta costituisce un microcosmo.  E si dimentica inoltre che tutti i fenomeni che si manifestano nel macrocosmo si ripercuotono inesorabilmente sul microcosmo e viceversa.

Trascurando il rapporto macro e microcosmo, si è insediato un processo che potremmo definire di potere sulle parti, sugli organi e sui tessuti del corpo. E’ nata l’ipotesi che afferma che la medicina guarisce la malattia, la medicina debella la malattia, la medicina previene la malattia con i vaccini.

Non si tiene conto del rapporto che esiste tra le parti, tra gli organi, con le funzioni e con la mente. Non si dà valore alla corrispondenza tra i fenomeni osservabili nel macro con quelli osservabili nel micro.

Lucia Tommasini

Conferenza tenuta presso: ICNM 3rd International Congress on Naturopathic Medicine. Barcelona, Spain, July 1-3  2016. 

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